A Thousand Girls Like Me

di Sahra Mani
(Francia, Afghanistan, 2018, 76 min., v.o. con sottotitoli in italiano)

Quando Khatera, una donna afgana di 23 anni, si oppone alla volontà della sua famiglia e alle tradizioni del suo paese per cercare giustizia per gli anni di abusi sessuali subiti dal padre, mette in luce i difetti del sistema giudiziario afgano e la situazione delle donne che raramente protegge. Documentario sulla battaglia ostinata di una donna nel far sentire la sua voce, che dimostra il potere dell’azione sulla paura, realizzato da una giovane regista afgana.

Kabul City In The Wind

di Aboozar Amini
(Afghanistan, Paesi Bassi, 2018, 88 min., v.o. con sottotitoli in italiano)

Afshin (12 anni) e suo fratello minore Benjamin vivono su una collina fuori Kabul. La violenza è diventata parte della loro innocenza. Quando il padre è costretto a partire per l’Iran per questioni di sicurezza, per Afshin finisce l’infanzia e all’improvviso diventa il capo famiglia. Abbas è un autista di autobus con una doppia personalità, un padre affettuoso che però perde spesso l’autocontrollo. Il film è un ritratto intenso e intimo di Kabul, vista attraverso la vita quotidiana di due bambini e di un autista di bus, che raccontano al regista i loro sogni e le loro paure, sullo sfondo di una città distrutta dal potere politico e religioso. Vincitore del Premio della Giuria Miglior Opera Prima al festival IDFA di Amsterdam.

The Silhouettes

di Afsaneh Salari
(Iran, Philippines, 2020, 79 min., v.o. con sottotitoli in italiano)

Nel 1982, al culmine dell’invasione russa dell’Afghanistan, oltre 1,5 milioni di afgani dovettero trasferirsi in Iran in cerca di una nuova vita. Vincitore dello Special Jury Prize al festival Visions du Réel, The Silhouettes racconta la storia intima di una famiglia di rifugiati afgani che vive in Iran da oltre 35 anni, mentre il loro figlio più giovane affronta coraggiosamente le difficoltà del ritorno in Afghanistan, scelta determinata dalle limitate opportunità che esistono per gli immigrati afgani in Iran. Uno spaccato di vita molto poco conosciuto, che coinvolge ed emoziona.

RocKabul

di Travis Beard
(Afghanistan, Australia, Bosnia-Herzegovina, Gran Bretagna, 2018, 77 min., v.o. con sottotitoli in italiano)

Nel periodo tra il 2007 e il 2012, la capitale dell’Afghanistan, Kabul, aveva una vasta comunità di espatriati con una propria scena culturale underground, così separata dalla società afgana tradizionale da farsi chiamare “Kabubble”. Il musicista e giornalista australiano Travis Beard faceva parte di questa scena, che nel suo momento d’oro è riuscita a unire la comunità degli espatriati attorno a band locali che volevano fare musica rock’n’roll, che nel paese islamico era bandita. Ed è così che ha scoperto la prima e finora l’ultima band heavy metal afgana, District Unknown.

RocKabul è stato presentato in anteprima mondiale al Rotterdam International Film Festival 2018. È stato presentato in oltre 40 festival cinematografici e ha avuto un’uscita cinematografica limitata in Australia nel 2019.

Afghan Women Behind The Wheel

di Sahraa Karimi
(Afghanistan, 2009, 56 min., v.o. con sottotitoli in italiano)

Il desiderio di libertà è naturale per le persone di tutto il mondo. L’ottenimento della patente sta diventando un fattore chiave per la libertà personale delle donne afgane. Tuttavia, la società afgana è preparata per le donne al volante? Questo argomento e molti altri sono stati affrontati dalla giovane talentuosa regista Sahraa Karimi nel suo film Afghan Women Behind The Wheel. Intervistando donne di età e condizioni sociali diverse, Shaara, nata e cresciuta a Kabul, si fa un’idea della loro vita e sogni. Cerca di capire la questione della libertà personale in connessione con l’ottenimento della patente. Il film è un ritratto della vita delle donne a Kabul, dove i sogni sono diversi dalla realtà, dove il tempo presente deve ancora confrontarsi con la cultura del passato.